Come scegliere il miglior dentifricio

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Ci sono cose delle quali si può fare a meno, e il dentifricio ovviamente non rientra in questa lista. Si tratta infatti di un prodotto essenziale per la nostra igiene orale, utile per combattere ad esempio la formazione della placca e dei batteri, per prevenire la carie e i disturbi gengivali, e anche per sbiancare i denti.

Di contro, va comunque detto che la scelta del dentifricio migliore non è poi così semplice, soprattutto perché esistono dei prodotti progettati per andare incontro ad esigenze specifiche. Ecco spiegato perché, nella guida di oggi, ti aiuteremo ad identificare tutte le caratteristiche più importanti dei dentifrici, così da poter scegliere la soluzione migliore per le tue necessità.

Come scegliere il dentifricio migliore

Pasta o gel?

Innanzitutto, come sicuramente saprai già, i dentifrici possono avere una composizione a pasta o a gel. La scelta tra i due tipi di dentifricio è essenzialmente una questione di preferenze personali. Alcuni ritengono che i gel siano più efficaci in termini di pulizia, in quanto teoricamente riuscirebbero a raggiungere più facilmente tutte le aree della bocca, infiltrandosi con maggiore facilità tra i vari interstizi dei denti.

Altri, invece, preferiscono le paste per la loro consistenza più cremosa e la maggiore concentrazione di principi attivi. Inoltre, certi studi ritengono che le paste siano la soluzione migliore per lo sbiancamento dei denti, sebbene questo argomento richieda un approfondimento che va oltre la nostra guida (soprattutto per una questione di salute dello smalto). In ogni caso, va detto che entrambe le tipologie contribuiscono alla pulizia dei denti e alla lotta ai batteri, ed è questo ciò che conta.

Composizione e formula (INCI)

Come funziona un dentifricio? La risposta è molto semplice: la sua azione pulente è svolta dalle particelle abrasive che contiene, con una formula che può essere arricchita da altre sostanze. Queste possono essere di origine naturale, come il carbonato di calcio o come la polvere di silicio idrato.

Anche la presenza del fluoro è essenziale per una buona igiene orale, in quanto questo elemento è in grado di proteggere i denti da carie e problematiche come la gengivite. Questi problemi potrebbero a loro volta causare patologie piuttosto gravi come la parodontite o piorrea, con sintomi evidenti come il gonfiore o addirittura la caduta dei denti.

È importante che il dentifricio che scegli non contenga troppi elementi abrasivi aggressivi, perché potrebbero danneggiare i denti e le gengive. L’ideale è cercare un prodotto con un RDA relativamente basso (da 70 a 100). Per RDA si fa riferimento ad un valore noto come Densità Relativa Abrasiva, cioè un indice che chiarisce il grado di abrasività di un dentifricio.

A questo punto è bene chiarire la natura, o classificazione, delle sostanze che potresti trovare in un qualsiasi dentifricio.

  • Elementi abrasivi: gli elementi abrasivi sono i responsabili dell’azione pulente dei dentifrici, in quanto aiutano a rimuovere la placca e altri residui dai denti. I principali abrasivi sono il carbonato di calcio, la polvere di silice idrata, il carbonato di sodio e il fosfato di calcio.

Fluoro: il fluoro è un elemento importante per l’igiene orale, in quanto aiuta a prevenire carie e gengiviti. Inoltre, rinforza la struttura ossea consentendo uno sviluppo migliore dei denti, per via dei suoi depositi di calcio. In base a quanto stabilito dall’UE, la quantità di fluoro non dovrebbe mai superare le 1.500 parti per milione (PPM).

  • Iodio: lo iodio è altrettanto importante, dato che ha delle fondamentali proprietà antisettiche e antibatteriche, che aiutano a combattere la gengivite e altre infezioni.
  • Minerali vari: si prosegue questa lista citando minerali come l’alluminio, lo stagno e lo zinco, il cui compito è proteggere i denti riducendo la formazione del tartaro.
  • Clorexidina: la clorexidina, invece, è un ingrediente attivo che può essere presente sia nei dentifrici che nei collutori, ed è utile per combattere la formazione della placca.

In realtà l’INCI di un dentifricio potrebbe riportare la presenza di molti altri elementi, come nel caso degli aromi, ovvero degli ingredienti responsabili del sapore del prodotto. Il mentolo e la cannella sono in assoluto i più diffusi, ma si trovano anche altre opzioni come l’anice, il finocchio e vari olii essenziali. Modifica data e ora

Naturalmente esistono anche alcuni ingredienti da evitare, dato che potrebbero provocare danni alla salute e allo smalto dei denti. Si fa ad esempio riferimento ai granuli PET, PE, PMMA, PP e al Triclosan, insieme al sodio lauril solfato, noto anche come SLS. Si tratta di una sostanza che viene spesso utilizzata nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia, perché è molto efficace nel rimuovere le particelle di sporco, ma viene considerata aggressiva e potenzialmente irritante. Si chiude questo elenco con il glicole propilenico, i PEG e la saccarina.

Tipologia di azione

Anche in questo caso bisogna fare una distinzione tra le varie azioni per le quali il dentifricio viene progettato, e che dipendono ovviamente dall’INCI, dunque dalla tipologia di ingredienti contenuti nella pasta o nel gel. Le opzioni principali sono 3, e si tratta del dentifricio anticarie, dell’antitartaro e dei prodotti antiplacca. Vediamo di approfondirli, dedicando ad ognuno una sezione specifica.

  • Dentifrici anticarie: servono per prevenire la formazione di carie, grazie all’elevato contenuto di fluoro. Questa sostanza promuove la remineralizzazione, cioè favorisce il deposito di minerali sulla superficie dei denti, rendendoli più resistenti.
  • Dentifrici antitartaro: si tratta di formule studiate per prevenire la formazione del tartaro, grazie al loro contenuto di pirofosfati. In sintesi, questi elementi evitano la principale causa della formazione del tartaro: il calo della quantità di sali di calcio.
  • Dentifrici antiplacca: la formula in tal caso viene progettata per prevenire la formazione della placca, grazie alla sua composizione ricca di elementi antibatterici, antisettici e antimicrobici. Di solito le sostanze più comuni sono la clorexidina, il benzalconio cloruro e infine il cetilpiridinio cloruro.

Esistono però anche altre azioni, ovvero le formule sbiancanti, contro l’alitosi e quelle che invece desensibilizzano le gengive. Meglio scoprirle, ancora una volta, approfondendo ogni singola voce.

  • Dentifrici desensibilizzanti: si tratta di formule molto delicate, studiate per ridurre la sensibilità delle gengive. L’ingrediente attivo principale è il nitrato di potassio, che ha dimostrato di ridurre efficacemente la risposta dei nervi. Inoltre, i dentifrici di questa categoria hanno un livello di abrasività molto basso.
  • Dentifrici sbiancanti: l’azione sbiancante può essere di natura meccanica o chimica. La prima consiste nell’utilizzo di particelle abrasive, note anche come microsfere, che puliscono le macchie superficiali, agendo come una sorta di scrub. Nel secondo caso, invece, vengono utilizzati agenti sbiancanti come il perossido di idrogeno, che troviamo in alcuni prodotti della Colgate.
  • Dentifrici antialitosi: i dentifrici di questa categoria vengono progettati per contrastare condizioni come l’alito cattivo. In tal caso, l’ingrediente attivo principale è solitamente lo zinco, che ha dimostrato di essere molto efficace nel combattere i batteri presenti nel cavo orale.

In conclusione, le opzioni non mancano di certo. Esiste un dentifricio in grado di andare incontro ad ogni esigenza, ma è sempre il caso di chiedere un consulto al proprio dentista di fiducia, per sapere se la scelta è idonea alla propria condizione.

Grado di abrasione

Lo abbiamo citato così tante volte che, per chiarire meglio il concetto, conviene dedicargli un paragrafo tutto suo. Per abrasività s’intende la capacità del dentifricio di agire contro le macchie, rimuovendole grazie all’azione delle sue particelle o microsfere. L’RDA, come detto, è il parametro che definisce il grado di abrasività di un dentifricio, e va da 50 fino ad un massimo di 200. Più basso è il valore, meno aggressivo sarà il prodotto.

Molti credono che un alto livello di RDA corrisponda ad un maggiore potere pulente, ma si tratta di un falso mito. In realtà, significa solo che il dentifricio è più abrasivo e, di conseguenza, ha maggiori probabilità di danneggiare lo smalto dei denti. Per questo motivo, è sempre consigliabile scegliere un prodotto con un indice RDA compreso tra 70 e 100 (abrasività media). Naturalmente, in base ad ogni specifica situazione, potrebbe essere consigliabile optare per un prodotto a bassa abrasività (RDA tra 60 e 70), moderata (da 100 a 120) o elevata (da 120 a 200).

Quantità di dentifricio

Anche se conta relativamente, è opportuno parlare anche della confezione, e dunque della quantità di dentifricio contenuta nel tubetto. Si tratta di un valore che varia da prodotto a prodotto, e da packaging a packaging. Di norma le confezioni più diffuse sono quelle che vanno dai 75 millilitri di dentifricio ai 100 millilitri, ma troviamo anche i tubetti da 50 ml (per i bambini o per i viaggi), e i prodotti da 200 ml.

Altre informazioni da conoscere

I test clinici sono attendibili?

Sicuramente ti sarà capitato di guardare la pubblicità di un dentifricio e di sentire la fatidica frase: “test clinici dimostrano che…”. Ma cosa dimostrano? Sono realmente attendibili? In realtà è bene distinguere due tipologie di ricerche: quelle sponsorizzate dal marchio produttore, e quelle indipendenti, svolte da professionisti non al soldo di un certo brand. Chiaro che le più affidabili in assoluto sono le seconde, per ovvi motivi.

Quale dentifricio per i bambini?

Se hai la necessità di scegliere il dentifricio per il tuo bimbo, il consiglio principale è di rivolgerti innanzitutto ad un pedodontista. In linee generali, fino ai 3 anni conviene usare un prodotto specifico, e sostituirlo con una pasta una volta superati i 3 anni, ovvero quando il bimbo sarà in grado di effettuare il risciacquo in totale autonomia. Per quel che riguarda la composizione, meglio evitare il fluoro, o scegliere un prodotto con quantità molto limitate.

  • Dai 3 ai 6 anni è possibile usare dentifrici con una quantità massima di fluoro corrispondente a 500 ppm.
  • Dai 6 anni a salire è possibile aumentare la quantità di fluoro, ma senza superare un rapporto pari a 1.000 parti di fluoro per milione.

Come detto, soltanto in età adulta è possibile superare la soglia di 1.000 PPM, ma restando comunque entro un valore massimo di 1.500 PPM.

Quale dentifricio usare in gravidanza?

Per le donne in dolce attesa si consiglia di usare un dentifricio con un valore RDA basso, preferibilmente compreso tra 60 e 70, dato che in gravidanza potrebbero facilmente svilupparsi delle irritazioni alle gengive. Durante questo momento è opportuno usare i dentifrici al fluoro, dato che aiutano a combattere il rischio di carie, proteggendo lo smalto dei denti. Va ricordato che durante la gestazione il rischio di carie aumenta, quindi è bene fare più attenzione del solito all’igiene orale.

Posso ingerire il dentifricio senza rischi?

No: qualsiasi dentifricio non dovrebbe mai essere ingerito, soprattutto se contiene sostanze come il fluoro. I dentifrici al fluoro, se ingeriti in grandi quantità e con regolarità, possono infatti causare l’insorgere di una malattia come la fluorosi, che si manifesta con la comparsa di macchie sui denti.

È bene sottolineare che il dentifricio può avere altri effetti dannosi per la salute se viene ingoiato, causando ad esempio irritazioni allo stomaco e all’intestino. Per questo motivo, è sempre meglio sputare i residui dopo aver lavato i denti, ed effettuare un accurato risciacquo. Piccolissime quantità di dentifricio, se ingerite, comunque non provocano nessun problema particolare.

Come si lavano correttamente i denti?

Ancora una volta, il consiglio è di chiedere al proprio dentista di fiducia, che ci illustrerà passo dopo passo ogni movimento corretto per la pulizia dei denti. L’uso dello spazzolino non dovrebbe avvenire orizzontalmente ma verticalmente, spazzolando partendo dalla sommità delle gengive fino ad arrivare alla punta del dente. L’azione dovrebbe essere ripetuta per ogni sezione della dentatura, dedicando circa 15 secondi agli incisivi, 15 secondi ai canini e 10 secondi ai molari.

Occorre sottolineare anche l’importanza della pulizia della lingua, da effettuare con la parte apposita dello spazzolino, ovvero quella somigliante ad un raschietto. La lingua è uno dei luoghi principali in cui proliferano i batteri, che possono poi portare a problematiche piuttosto fastidiose come l’alitosi, ed ecco perché è così importante pulirla nella maniera corretta.

È consigliabile lavarsi i denti almeno tre volte al giorno: al mattino, dopo pranzo e alla sera. Dopo ogni pasto, tuttavia, si suggerisce di aspettare 30 minuti circa prima di iniziare a lavare i denti: in questo modo la saliva potrà fare il suo lavoro per neutralizzare gli acidi. È importante specificare che lo spazzolino dovrebbe essere sostituito ogni tre mesi, e che il lavaggio dei denti dovrebbe durare orientativamente 2 minuti.

Michele

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